23 maggio 2019

Tra i sapori del carnevale regnano incontrastati i galani

Grostoli, sfrappole, lattughe, lasagne, galani…stessi nomi per questi deliziosi dolci di carnevale che non sono altro che le antiche frictilia (frittelle) dei Romani, fatti con la stessa pasta delle lasagne e che venivano fritte nel grasso di maiale durante le feste di primavera.

Di quelle ricorrenze abbiamo solo testimonianza visiva, giunta sino a noi grazie a numerose raffigurazioni pittoriche e organolettiche tradotte in prelibate ricette culinarie tramandate nei secoli. Anche in questo caso, comunque, si possono intravedere i legami che uniscono l’antica cucina romana con quella attuale, che, seppur più elaborata, non ha mai perso le tradizionali ricette.

Nel calendario cattolico le feste primaverili vennero poi inserite tra l’Epifania e la Quaresima, periodo in cui ci si asteneva dal consumo di carne; da qui ha origine probabilmente la stessa parola carnevale, dal latino “carnem levare“, ovvero togliere la carne dalla dieta. Ovvio il conseguente obbligo di scatenarsi in grandi mangiate di ogni sorta di golosità dolciarie durante i divertimenti con balli e maschere.
Nel Medioevo si cominciò a denominare “grasso” il giovedì ed il martedì prima delle Ceneri, in relazione ai sontuosi ed allegri banchetti che venivano organizzati ovunque per l’occasione. Grassi in abbondanza e grande varietà di dolci, prevalentemente fritti: uno sfogo di golosi piaceri prima delle costrizioni quaresimali. Nati nelle antiche cucine popolari, a base di ingredienti semplici come uova, farina, e zucchero, i dolci di carnevale si sono tramandati nei secoli, assumendo nomi diversi per ogni regione, arricchiti spesso e volentieri con miele e cioccolata ed altro ancora.

Tornando al friabile e leggerissimo dolcetto di carnevale, il motivo per il quale esso abbia due nomi, crostoli o galani, è dovuto dalle forme con il quale viene confezionato. I crostoli, infatti, presenti soprattutto nella terraferma veneziana, sono quasi rettangolari, semplicissimi, segno forse della loro antica tradizione, spesso resi meno “grezzi” con l’arricciamento del bordo ottenuto tagliando la pasta con la rotella dentata. Pur se confezionati con la medesima ricetta, i galani, tipici invece della città di Venezia, sono delle strisce di pasta tagliata in forma di nastro, lungo o corta, detto appunto galan, prima di essere immerso nel grasso bollente.

 Facili da preparare, leggeri, saporiti e vaporosissimi, possono essere considerati un vero e proprio simbolo del Carnevale.

Galani di Carnevale, ecco la ricetta:

2 uova

50 gr di zucchero

4 cucchiai di zucchero

Succo di ½ limone

1 pizzico di sale

1 bicchiere di vino bianco

Farina quanto basta per ottenere un impasto come quello per le tagliatelle

Olio di arachide per friggere e zucchero a velo per i dolci

Come procedere:

Sciogliete il burro a bagnomaria. Sulla spianatoia, disponete la farina a fontana, setacciatela e versatevi il burro fuso, le uova, il vino, il succo di limone e lo zucchero. Sbattete delicatamente gli ingredienti con la forchetta e dopo aver fatto assorbire tutto il liquido nella farina, lavoratelo con le mani fino a quando sarà liscio e leggermente elastico. Raccoglietelo a palla e dopo averlo passato in un po’ di farina, lasciatelo riposare in un canovaccio. Dopo un’ora circa, versate un po’ di farina sulla spianatoia, tagliate l’impasto in 3, 4 parti e stendetene una con il mattarello con un spessore di 2-3 mm,(si può anche usare la macchina per tirare la sfoglia partendo dal n.2 e gradualmente fino al n. 5, ed è anche più veloce) lasciando coperte le altre. Quindi, con la rotellina dentata ritagliate delle losanghe o delle strisce rettangolari larghe qualche cm che potrete annodare oppure modellare a forma di fiocco. Riempite a metà un padella abbastanza alta con l’olio e quando è caldo (160°) friggete le chiacchiere facendole dorare per qualche minuto da una parte e dall’altra. Una volta pronte, scolatele, passatele più volte su dei pezzi di carta da cucina e, una volta che si saranno raffreddate, spolveratele con abbondante zucchero a velo.

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