21 ottobre 2019

“Le conseguenze” di Lino Venturini

“Piove sul giusto e sull’ingiusto, ma sul giusto piove di più perchè l’ingiusto gli ruba anche l’ombrello”.

Questa battuta di L. Bowen sembra calzare perfettamente alle note vicende legate ai guai finanziari di società quali Cirio, Bipop, Giacomelli, Finmatica e, in particolare, di Parmalat, che hanno riempito le cronache dei giornali e angosciato moltissimi piccoli risparmiatori. Alla fine sono proprio costoro che ci rimettono di più perchè, di sicuro, non vedremo mai nè Cragnotti nè Tanzi all’angolo delle strade a chiedere l’elemosina. Storie di stenti e risparmi, vite di sacrifici e di rinunce vissute per accantonare un gruzzolo andato in fumo, non solo a causa della colossale truffa, ma anche per mancanza di controlli degli organi preposti e per improvvidi consigli di impreparati consulenti.

Rimaniamo ammutoliti e scoraggiati quando scopriamo che dietro a grandi fortune si nascondono, in realtà, grandi alchimie e grandi truffe. La ferita sanguina ancor di più perchè si tratta di persone delle quali ci fidavamo e alle quali attribuivamo buoni azioni e grande generosità.

“Se mi avesse insultato un nemico, l’avrei sopportato; se si fosse scagliato contro di me un avversario, da lui mi sarei nascosto: ma sei tu, mio compagno, mio confidente e amico mio”. (Salmo 55, 13-15) E’ questo che stupisce nelle azioni degli uomini, che quasi sempre il male, ma anche il bene, arriva da coloro dai quali non l’aspettiamo.

Scriveva B. Russel “Non vi è limite alle crudeltà che gli uomini infliggono per amore del denaro”. Nella società, l’uomo s’illude che basta avere denaro per affermarsi, per dar prova di sè, per farsi un nome. Tu sei ciò che hai. I tuoi beni sono la tua identità. Allora, per possedere di più o conservare ciò che si ha, siamo disposti a tutto. E’ qui che i due 0opposti si toccano. Al pari dei titolari di grandi patrimoni, anche i poveri sono ossessionati dall’idea di conservare ciò che hanno e di crescerlo, sia pure di poco. Callisto Tanzi, per conservare e accrescere il suo impero truccava i bilanci e il piccolo investitore (mal consigliato), accettava delle obbligazioni non sicure per qualche punto di interesse in più.

Vivviamo in una società che ha il suo fondamento sul profitto e sulla proprietà privata. Realizzare profitti, acquisire e possedere beni, costituisce un sacro e inalienabile diritto.

Dove e come la proprietà o i profititti siano stati realizzati e che uno ne fa, riguarda solo il proprietario. E’ singolare, infatti, come questo tipo di proprietà si definisca “privata”, dal latino – si noti bene – privare, cioè portare via ad altri perchè il titolare è investito della facoltà di privare gli altri del suo uso o godimento.  Di conseguenza, la qualità più apprezzata nella nostra società, non è l’intelligenza o l’onestà, ma la solvibilità, la possibilità di pagare.

Se Socrate entrasse oggi in una banca verrebbe certamente cacciato a pedate. E triste ma è così anche se il denaro, come diceva Proust, è soltanto lo zero che moltiplica un valore.

In ogni caso, al di là di queste considerazioni, alla fine chi ci rimetterà di più è il piccolo risparmiatore, che prima aveva poco e che ora non ha più nulla.

“Gli uomini diventano cattivi e colpevoli perchè parlano e agiscono senza figurarsi l’effetto delle loro azioni”. (F. Kafka)

Se Callisto Tanzi e gli altri, avessero riflettuto sulle centinaia di migliaia di persone alle quali sottraevano con l’inganno i risparmi di una vita, forse, dico forse, non avrebbero agito in quel modo. Se anche noi, prima di agire, riflettessimo sulle conseguenze delle nostre azioni, molte volte credo, agiremo in modo diverso.

 

Lino Venturini

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