17 settembre 2019

2 novembre

Una mattina, al califfo di una grande città si presentò il gran visir in preda ad una forte agitazione. Alla richiesta di spiegazioni, il gran visir rispose: “Questa mattina, attraversando la piazza per venire a palazzo, mi sono sentito urtare la spalla. Mi sono girato e ho visto la morte, drappeggiata di nero e con la sciarpa rossa che mi guardava fisso per farmi paura. Mi stava cercando, ne sono sicuro. Permettimi, signore, di lasciare immediatamente la città. Prenderò il cavallo più veloce e stasera stessa sarò a Samarcanda”. “Era davvero la morte? Ne sei sicuro?”  chiese il califfo. “Perfettamente sicuro. L’ho vista come vedo te. Lasciami andare, ti supplico”.

Appena partito, il califfo, tormentato da quanto aveva sentito, decise di recarsi nella grande piazza tutto solo in mezzo al mercato e con gli occhi cercò la morte. Il visir non si era sbagliato, si trattava proprio della morte, alta, magra, vestita di nero e con una sciarpa rossa sul viso. Si spostava da un gruppo all’altro di persone sfiorando ora un uomo, ora una donna, ora evitando un bambino. Il califfo si avvicinò e disse alla morte: “Ho una domanda da farti. Il gran visir è ancora giovane e in ottima salute, perché stamattina l’hai urtato spaventandolo? Perché l’hai guardato con aria di minaccia?”  La morte leggermente sorpresa rispose al califfo: “Non volevo spaventarlo. Semplicemente quando per caso ci siamo urtati, l’ho riconisciuto e non ho potuto nascondere il mio stupore.”  “Perché il tuo stupore?” chiese il califfo. “Perché” rispose la morte “non mi aspettavo di vederlo qui. Con lui ho appuntamento stasera a Samarcanda!”

Questa celebre storia di origine persiana, riguardante la morte, ci insegna che non serve fuggire il destino, l’appuntamento con la morte è già segnato: un fatto certo a data incerta. L’essere umano è qualcuno che fin dalla giovinezza impara che un giorno dovrà morire. E’ il solo animale a sapere ciò. E’ per questo che in noi è presente una sottile angoscia che cresce con gli anni e una solitudine che in questa nostra società che pretende di dare con la ragione risposte a tutto, e ancor più desolante.

Il due novembre il mondo cristiano ricorda i morti e per noi tutti dovrebbe anche essere un momento di riflessione perché dimenticare la morte significa rendere un pessimo servizio alla nostra vita. Gli altri, parenti, amici e  sconosciuti, uno per volta se ne vanno tutti e noi li incalziamo e  veniamo spinti in prima fila e,  per forza di cose,  il nostro turno si avvicina. “E’ l’evento che tutto muta/ e di altra natura/ si fanno le cose e i giorni./ Subito senti il tempo franarti/ tra le mani: l’ultimo/ tempo, quando/ non vedrai più questi colori/ e il sole,  né con gli amici/ ti troverai a sera …/ Dunque  per quanto ancora?”

Per quanto ancora, si chiede D.M. Turoldo nei “Canti ultimi”. Prendiamo finalmente/ la giusta misura davanti alle cose;/ con serenità facciamo l’elenco:/ e l’elenco è veramente breve/”. Sulla brevità della vita e sulla morte sono state fatte e si potrebbero fare innumerevoli considerazioni. Ma il ricordo dei morti e della nostra morte dovrebbe, almeno, costringerci a fare l’elenco delle cose importanti nella vita, a stabilire delle priorità, stabilire ciò che conta veramente e ciò per cui vale la pena di battersi. L’elenco sarà breve. I piagnucolii postumi o in ritardo non recano alcun vantaggio. Viviamo nello scandire del tempo e vivendo, ogni giorni moriamo. Le nostre ore sono contate: non possiamo dire “avrei voluti, avrei potuto, se mi fosse stato dato il tempo …” né possiamo dar la colpa alle occasioni sbagliate: ogni minuto che ci è dato di vivere è prezioso e occorre metterlo bene a frutto. La vita è un bene prezioso non sprechiamone nemmeno un secondo per distruggere, già la morte, lo fa molto bene e meticolosamente senza risparmiare alcuno, noi adoperiamoci per costruire, c’è tanto lavoro da fare. Oggi la morte non aspetta più a Samarcanda ma all’uscita delle discoteche.

Morire è tremendo, ma l’idea di dover morire senza aver vissuto è insopportabile”. E. Fromm

Speak Your Mind

*