17 luglio 2019

Arriva Santa Lucia, tradizioni e dolci tentazioni

Sono già arrivati i “banchéti de Santa Lùssia”!

Dal secolo scorso  si è sviluppata, per l’occasione la tradizionale grande fiera, che ancora oggi si tiene nei tre giorni precedenti il 13 dicembre, in una Piazza Bra’ riempita dai “bancheti de Santa Lussia”, ricchi di giocattoli e dolci di ogni tipo.
 A coronamento della festa la grandissima scultura di Olivieri: una stella di Natale illuminata che parte dall’invaso dell’arena e si tuffa luminosa, in piazza Bra’ ed invita a visitare l’ormai tradizionale appuntamento con La Rassegna Internazionale di Presepi nell’arte e nella tradizione, ogni anno sempre nuova…

L’arrivo di Santa Lucia è una delle tradizioni veronesi più antiche, sentite e partecipate.

Si racconta di come le spoglie della santa siracusana, protettrice degli occhi, siano passate da Verona nel loro viaggio verso la Germania intorno al X sec. Ciò spiega anche perchè il culto della santa sia molto diffuso nel nord Europa.
Secondo un’altra ipotesi, il culto di Santa Lucia deriverebbe dal periodo di dominio della Serenissima su Verona. Venezia infatti, già nel 1204, fa trasportare le spoglie della santa nella città lagunare.
A Verona però, il culto assumerà caratteristiche peculiari e si colorerà di folklore e tradizioni locali.

La leggenda racconta…
Secondo la leggenda veronese, intorno al XIII sec., in città, in particolare tra i bimbi, era scoppiata una terribile ed incurabile epidemia di “male agli occhi”,
la popolazione decise allora di chiedere la grazia a S. Lucia, con un pellegrinaggio a piedi scalzi e senza mantello, fino alla chiesa di S. Agnese, dedicata anche alla martire siracusana, posta dove oggi c’è la sede del Comune: Palazzo Barbieri. Il freddo spaventava i bambini che non avevano nessuna intenzione di partecipare al pellegrinaggio.
Allora i genitori promisero loro che, se avessero ubbidito, la Santa avrebbe fatto trovare, al loro  ritorno, tanti doni. I bambini accettarono… l’epidemia si esaurì…
Da questo momento è rimasta la tradizione di portare in chiesa i bambini, per la benedizione degli occhi, il 13 dicembre e ancora oggi, la notte del 12 dicembre, i bambini aspettano l’arrivo di S. Lucia che porta loro gli attesi regali a bordo di un asinello volante.
Si lascia un piatto sul tavolo con del cibo con cui ristorare sia lei che l’asinello prima di andare a dormire. In questa sera i bambini vanno a letto presto e chiudono gli occhi, nel timore che la Santa, trovandoli ancora svegli, li accechi con la cenere.
La mattina dopo, Lucia  fa trovare loro il piatto colmo di dolci, fra cui le immancabili “pastefrolle di S. Lucia”, di varia forma, stella, pecorella, luna, cuore…, .Le formine delle frolle scacciano il male e sono di buon auspicio.

Santa Lùssia

I l’à fati su de note, co le asse e col martel,
co le tole, mèse rote, piturade da cortel,
co ‘na tenda trata sora  co i lumeti trati là…
L’ è così che salta fora i bancheti de la Brà!

Là, gh’è paste, là, gh’è fiori, gh’è i zugatoli da un franco,
(i zugatoli da siori) ma ghi n’è che costa manco;
ghi n’è fin che costa un besso, e ghi n’è che de val tri…
«Con parmesso, con parmesso, che vòi vedarli anca mi.»

Le puote bele bianche, le se buta fora in strada;
un caval da do palanche l’è drio a trarme una peada…
Sto tranvai co i so vagoni par che el fassa: fu, fu, fu!…
“Bei maroni, bei maroni, de comandelo, anca lu?”

Giovanin, l’è meso mato par sta bela carossina;
“Mandolato! Mandolatotuto mandole e farina”

Quanta gente! Che boresso, drio a ‘na tromba che fa piiiii….
«Con parmesso, con parmesso, che vòi vedarla anca mi.»

Me morosa picinina de girar no l’è mai straca;
se la cata una vetrina, l’è nà pégola che taca;
la roversa fin i oci, la me sburta e, signor sì,
se badasse a i so zenoci, cossa mai saria de mi!

Me morosa piassè granda, la rasona e la me scolta,
mai de mi no la se sbanda, l’è un piasèr condurla in volta….
La me dise in te una recia: «No sta spendar, l’è pecà!»
Me morosa piassè vecia, l’è la prima dela Brà!

di Tiberio Roberto Barbarani (Berto Barbarani) il maggiore poeta dialettale veronese (Verona 1872-1945)

 

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